LUIGI GHIRRI. L'AMICO INFINITO

 

Claude Nori - Luigi Ghirri

«Quando non stavo bene a Parigi, quando sentivo nostalgia, prendevo il treno e arrivavo la mattina alla stazione di Modena. Luigi veniva a prendermi e parlavamo per tutto il tragitto. Il futuro ci apparteneva, un campo di enormi possibilità era davanti a noi, tutto era ancora da costruire in questa nuova fotografia che amavamo e che ci rendeva felici. Così cantavamo ancora di più i successi dell’estate e anche le canzoni più stupide. Ci fermavamo di frequente, per bere un caffè al volo e far riposare un po’ il motore della sua vecchia macchina, che spesso si fermava con un colpo secco e metallico.

[...] Qualche mese fa nel corso di un trasloco ho ritrovato il nostro piccolo giocattolo sentimentale. Alla vista di quei colori, della sua intatta giocosità e del ricordo dei giorni felici, mi è venuta in mente l’idea di scrivere su Luigi Ghirri, che mi ha lasciato orfano dell’Italia per troppo tempo. Un’Italia che amavo, un’Italia che dalla scomparsa del mio amico ha il gusto troppo pronunciato dell’amarezza e della disillusione, invece di quello dell’amaro (un liquore digestivo tipo Fernet-Branca) che ci piaceva assaporare alla fine di un pasto in una piccola trattoria in riva al Po. Tornare indietro nei ricordi, ripercorrere la strada con il mio amico, è stato innanzitutto un immenso piacere quotidiano che è durato un’estate intera. Immergersi di nuovo nella sua opera mi ha fatto risorgere creativamente e sentimentalmente, mi ha permesso di rafforzare, animare, completare la mia attuale ricerca fotografica e la mia riflessione sulla fotografia in generale. Il presente e il passato non sono forse davanti a noi?»
Claude Nori

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